Il francese ha stabilizzato Maranello, sfiorato il Costruttori nel 2024, portato Hamilton e riorganizzato l’area tecnica. Ma dopo quasi quattro stagioni il Mondiale non è arrivato e il credito delle buone intenzioni sta terminando.
Alla Ferrari, quando qualcosa non funziona, esiste una tradizione più resistente del Cavallino rampante: cambiare il Team Principal.
La monoposto perde tre decimi? Si cambia il Team Principal. La strategia sembra decisa pescando un bigliettino dal cappello? Si cambia il Team Principal. Il distributore del caffè restituisce una moneta da venti centesimi invece di cinquanta? Riunione urgente a Maranello per valutare la posizione del Team Principal.
Adesso il sedile riscaldato è quello di Frédéric Vasseur. E diciamolo con sincerità: anche noi, davanti ad alcune domeniche Ferrari, abbiamo osservato il francese con la stessa espressione di chi apre il cofano e scopre che il rumore non viene dal motore, ma da un bullone rimasto nel posacenere.
Ma Vasseur va davvero sostituito? Prima di ordinare il nuovo caposquadra su Amazon con consegna Prime, conviene ricordare cosa abbia fatto dal suo arrivo nel 2023.
Il 2023: una Ferrari veloce, ma con l’umore variabile
Vasseur ereditò una squadra capace di costruire monoposto veloci e contemporaneamente di complicarsi la vita con la precisione di un navigatore che, davanti al rettilineo, suggerisce di effettuare un’inversione a U.
La SF-23 era competitiva in qualifica, molto meno costante in gara e piuttosto creativa nel consumo delle gomme. Carlos Sainz riuscì comunque a vincere a Singapore, interrompendo il dominio assoluto della Red Bull.
Quella fu l’unica vittoria non ottenuta dalla squadra di Verstappen durante l’intera stagione: praticamente Sainz entrò alla festa Red Bull, spense la musica e portò via anche la torta.
Ferrari concluse però il campionato al terzo posto, dietro alla Mercedes. Nessuna rivoluzione, quindi, ma alcuni segnali di maggiore ordine nella seconda parte dell’anno.
Il 2024: a 14 punti dal diventare tutto bellissimo
Il 2024 rimane il miglior argomento della difesa.
Ferrari conquistò cinque vittorie, compresi i successi emozionanti di Charles Leclerc a Monaco e Monza, e arrivò ad Abu Dhabi ancora in corsa per il Mondiale Costruttori. Alla fine vinse la McLaren, ma con appena 14 punti di vantaggio.
Quattordici punti: una distanza abbastanza piccola da poter essere misurata in errori, occasioni perdute e imprecazioni pronunciate davanti alla televisione.
La Ferrari non conquistò il titolo, ma dimostrò di saper sviluppare la macchina e recuperare terreno dopo una complicata fase centrale del campionato. Per la prima volta dopo anni non sembrava una squadra intenta a cercare l’estintore mentre il garage bruciava: sembrava una squadra capace di capire dove fosse iniziato l’incendio.
Questo va riconosciuto a Vasseur.
Serra, Hamilton e la casa ricostruita mentre ci abitano dentro
Il lavoro più importante del francese è avvenuto lontano dalle telecamere.
Vasseur ha modificato la struttura tecnica, distribuito maggiormente le responsabilità e portato a Maranello professionisti come Loïc Serra, arrivato dalla Mercedes nell’ottobre 2024 e diventato direttore tecnico dell’area telaio.
Il problema è che la Formula 1 non è un mobile svedese: non basta montare Serra, stringere due viti e trovare immediatamente un secondo a giro dentro la scatola.
Gli effetti di un’assunzione tecnica richiedono tempo. Le monoposto vengono progettate con mesi d’anticipo e chi arriva non può essere considerato responsabile di ogni alettone disegnato prima che ricevesse il badge per entrare in fabbrica.
Vasseur ha inoltre convinto Lewis Hamilton a lasciare la Mercedes. Un’operazione gigantesca dal punto di vista sportivo, commerciale e politico. Portare a Maranello il sette volte campione del mondo non è come convincere il cugino a partecipare alla partita del giovedì: significa offrire credibilità a uno dei piloti più importanti della storia.
Ma aver portato Hamilton non basta. Bisogna anche consegnargli una Ferrari con cui possa lottare per il Mondiale, altrimenti è come invitare uno chef stellato e fargli trovare soltanto una confezione di cracker.
Il 2025: l’anno che pesa come un cofano in ghisa
Se il 2024 rappresenta il principale merito di Vasseur, il 2025 è il faldone che l’accusa deposita sulla scrivania con un tonfo.
Ferrari non vinse nemmeno un Gran Premio. Hamilton conquistò la Sprint di Shanghai, ma il successo del sabato non poteva nascondere una stagione molto inferiore alle aspettative.
La squadra interruppe relativamente presto lo sviluppo della monoposto per concentrarsi sul grande cambiamento regolamentare del 2026. Una decisione comprensibile, ma accompagnata da una clausola non scritta: se sacrifichi una stagione per preparare quella successiva, l’anno successivo non puoi presentarti con la frase “stiamo ancora imparando”.
Il 2026 è diventato così l’esame universitario per il quale Ferrari aveva saltato tutte le feste del 2025. E adesso nessuno vuole sentirsi dire che mancava una pagina nelle dispense.
Nel 2026 la Ferrari è cresciuta, ma Mercedes è già più avanti
La SF-26 ha mostrato velocità, capacità di sviluppo e un potenziale decisamente superiore alla monoposto precedente. Hamilton ha anche conquistato la sua prima vittoria in rosso a Barcellona.
Il problema è che, dopo Madrid, Ferrari si trova ancora a 145 punti dalla Mercedes nel Mondiale Costruttori.
Non è un dettaglio da infilare sotto il tappeto insieme ai coriandoli della presentazione. Ferrari ha sacrificato parte del 2025 proprio per interpretare al meglio il nuovo regolamento, ma la Mercedes ha lavorato meglio.
Vasseur sostiene che la SF-26 continuerà a essere sviluppata, nonostante le possibilità di rimonta mondiale siano diminuite. La scelta può avere senso: abbandonare un’altra stagione a settembre trasformerebbe Maranello in una fabbrica specializzata nella progettazione dell’anno successivo.
Prima o poi bisogna anche correre nell’anno corrente.
Perché cambiare Vasseur avrebbe senso
Dopo quasi quattro stagioni non si può più descrivere Vasseur come il nuovo arrivato costretto a lavorare con le scelte degli altri.
La struttura attuale porta la sua firma. Ha scelto gli uomini, stabilito il metodo e partecipato alle principali decisioni tecniche e sportive. Se la Ferrari continua a essere incostante, una parte della responsabilità è inevitabilmente sua.
Gli errori operativi non sono scomparsi. Alcuni weekend continuano a sembrare organizzati da persone che si sono conosciute cinque minuti prima sulla chat della riunione. E soprattutto manca ancora il risultato per il quale Vasseur è stato assunto: il Mondiale.
Ferrari non può concedere attenuanti infinite. “Il progetto sta crescendo” è una frase perfettamente valida, ma dopo quattro anni dovrebbe crescere abbastanza da riuscire a prendere gli oggetti dal ripiano più alto.
Perché cambiarlo adesso potrebbe essere l’ennesimo autogol
Sostituire Vasseur non renderebbe automaticamente più veloce la macchina.
Significherebbe modificare nuovamente equilibri, responsabilità e procedure proprio mentre la struttura tecnica costruita negli ultimi anni comincia a lavorare insieme. Arriverebbe un nuovo Team Principal, chiederebbe tempo, cambierebbe alcuni responsabili e nel 2028 saremmo qui a domandarci se sostituire anche lui.
È il ciclo naturale della Ferrari moderna: ricostruzione, entusiasmo, prime difficoltà, indiscrezioni, dimissioni e nuova ricostruzione. Un programma più regolare del calendario della Formula 1.
Inoltre resta la domanda più importante: Vasseur dovrebbe essere sostituito da chi?
Cambiare tanto per cambiare sarebbe come sostituire il volante perché la macchina non tiene la strada. Christian Horner sarebbe certamente un nome importante, ma porterebbe un metodo diverso, nuovi equilibri e nessuna garanzia immediata di successo.
La stabilità non vince da sola. Ma nemmeno il trasloco permanente.
Il nostro verdetto: continuità, ma senza più cambiali in bianco
No, Vasseur non dovrebbe essere mandato via adesso.
Deve completare il 2026 e deve essere valutato sulla traiettoria della Ferrari: sviluppo della monoposto, riduzione del distacco dalla Mercedes, funzionamento dell’organizzazione tecnica e capacità di trasformare i weekend competitivi in vittorie.
Ma il tempo delle attenuanti sta terminando.
Vasseur ha reso Ferrari più stabile, l’ha portata a soli 14 punti dal Costruttori nel 2024, ha riorganizzato l’area tecnica e ha convinto Hamilton a vestirsi di rosso. Non ha distrutto la Ferrari e non è il responsabile di tutti i mali prodotti a Maranello dal 2008 in poi.
Allo stesso tempo, dopo quasi quattro anni, non può continuare a essere giudicato soltanto per ciò che sta costruendo. Deve essere giudicato anche per ciò che ha costruito.
Cambiarlo oggi sarebbe probabilmente un errore. Confermarlo domani indipendentemente dai risultati lo sarebbe altrettanto.
Perché il problema della Ferrari non è aver avuto pochi Team Principal. È averne cambiati così tanti che, nel museo di Maranello, presto servirà una sala dedicata soltanto alle sedie girevoli.
