La C2 diventa la protagonista inattesa del Gran Premio: degrado inferiore alle previsioni, graining limitato e strategie trasformate in una lunga attesa davanti ai box.
A Madrid tutti aspettavano il crollo delle gomme. I tecnici avevano preparato grafici, simulazioni e strategie a due soste; nei garage mancava soltanto il sacerdote per impartire l’estrema unzione alla mescola anteriore sinistra. Poi è arrivata la gara e la Hard ha deciso che morire, sinceramente, era un’attività sopravvalutata.
Il nuovo Madring avrebbe dovuto essere una specie di frullatore per pneumatici. Ventidue curve, temperature elevate, carichi importanti e soprattutto la Monumental, il curvone sopraelevato incaricato di trattare le gomme come il cestello della lavatrice durante la centrifuga.
Per questo Pirelli aveva portato la gamma centrale: C2 Hard, C3 Medium e C4 Soft. La scelta avrebbe dovuto favorire le due soste e proteggere le squadre dal possibile surriscaldamento. Sulla carta era tutto molto logico. Peccato che la carta, durante il Gran Premio, sia finita sotto una C2 che ci ha parcheggiato sopra per oltre 45 giri.
La Hard scopre di essere immortale
Secondo l’analisi Pirelli, la Hard è stata la vera protagonista della domenica. Poco utilizzata nelle prove libere, quando ancora tutti la osservavano come quella portata del ristorante che nessuno vuole ordinare per primo, in gara ha mostrato una consistenza superiore alle attese.
Diversi piloti hanno superato i 45 giri con la C2, raggiungendo livelli di usura molto elevati senza accusare un crollo significativo delle prestazioni. In pratica il battistrada stava compilando il modulo per la pensione, ma il cronometro continuava a mandarlo regolarmente al lavoro.
La mescola più dura si è dimostrata la più robusta sia dal punto di vista termico sia da quello meccanico. Il risultato è stato che la maggior parte delle squadre ha potuto completare la gara con una sola sosta, facendo evaporare gran parte delle alternative strategiche preparate durante il fine settimana.
Il degrado tanto atteso ha perso l’aereo
Al venerdì i dati avevano indicato un degrado decisamente più importante. Durante la gara, invece, le squadre hanno gestito ritmo e pneumatici con maggiore attenzione, mentre l’asfalto progressivamente gommato ha reso la situazione meno drammatica.
Anche la Virtual Safety Car ha spinto molti concorrenti verso una gestione più conservativa: sosta conveniente, montaggio della Hard e poi via fino al traguardo, possibilmente senza disturbare il pneumatico mentre completava la sua dichiarazione dei redditi.
Il degrado non è scomparso completamente, ma è rimasto molto più basso delle previsioni. La C2 ha resistito bene al graining e ha permesso stint lunghissimi. La gara che avrebbe dovuto offrire un allegro festival di pit stop si è così trasformata in una riunione condominiale: tutti presenti, nessuno disposto a muoversi e una sola pausa programmata.
Graining presente, ma con educazione
Pirelli ha rilevato graining soprattutto nella parte interna dell’anteriore sinistra, la gomma più sollecitata dal disegno del circuito. Il fenomeno, però, è rimasto contenuto e non ha causato perdite di prestazione particolarmente rilevanti.
Il lavoro svolto dalle squadre sugli assetti e sulla gestione delle temperature ha contribuito a limitarne gli effetti. Non potendo sorpassare facilmente, i piloti hanno inoltre potuto concentrarsi sulla conservazione delle gomme, conducendo lunghi stint senza essere costretti a spremere continuamente il pneumatico.
Tradotto dal linguaggio degli ingegneri: quando davanti non passa nessuno, almeno si risparmia il battistrada.
Anche Soft e Medium hanno fatto il loro mestiere
La Hard si è presa tutti i titoli, ma anche le altre due mescole hanno funzionato correttamente nonostante le elevate temperature della pista.
La C4 Soft, in particolare, ha completato stint competitivi e ha mostrato una durata paragonabile a quella della Medium. Non era dunque la gomma di marzapane temuta alla vigilia: poteva essere impiegata nella prima parte della corsa senza trasformarsi immediatamente in una collezione di coriandoli rossi.
La Medium, invece, è risultata meno convincente della Hard nella seconda parte della gara. Non un disastro, ma quando la C2 accanto a te percorre mezza distanza di Madrid, ordina un caffè e chiede se c’è altro da fare, il confronto diventa leggermente imbarazzante.
La lezione di Madrid
Il primo Gran Premio del Madring ha dimostrato quanto sia difficile prevedere il comportamento delle gomme su un circuito completamente nuovo. Le simulazioni indicavano carichi paragonabili a piste severe come Silverstone e Spa-Francorchamps, mentre le prove avevano mostrato degrado e surriscaldamento. La domenica, però, le condizioni della pista e la gestione adottata dai team hanno cambiato il quadro.
Pirelli ha ottenuto pneumatici resistenti e affidabili, forse persino troppo resistenti per alimentare la varietà strategica sperata. Tecnicamente è un risultato positivo. Dal punto di vista dello spettacolo, invece, la Hard ha svolto talmente bene il proprio lavoro da rendere quasi superfluo chiamare i colleghi del reparto pit stop.
A Madrid la C2 non si è limitata a durare: ha praticamente chiesto le chiavi del circuito per poter chiudere dopo la gara.
